La storia-Città di Minerbio

La storia

La progettazione di Palazzo Minerva risale al 1933 e viene attribuita all’architetto Gian Luigi Giordani (Bologna 1909 - Rovereto 1979). La struttura è caratterizzata da linee di compattezza e solidità, tipiche dell’epoca fascista in cui si sviluppa e risente molto delle intuizioni dei razionalisti italiani con la loro concezione monumentale degli edifici.

In genere i grandi edifici rappresentativi hanno un difficile rapporto con la preesistente struttura urbana, nella maggior parte dei casi non si fece nessuno sforzo per un corretto inserimento dei nuovi edifici che vennero, invece prepotentemente collocati nel vuoto creato da demolizioni e sventramenti. Ne è un chiaro esempio la casa del fascio di Minerbio che venne inserita in una struttura urbana di carattere medievale. Nel centro di Minerbio in angolo Piazza Cesare Battisti e Via Roma, sorgevano due stabili, una casa colonica ed una casa privata.

Il 28 luglio del ’33, dopo l’acquisto da parte del fascio dei due immobili, il Podestà determinò di approvare il progetto compilato dall’architetto Gian Luigi Giordani e dall’ing. Alfredo Barbieri, nella somma complessiva di 190.000 lire, per la trasformazione degli immobili in casa del fascio.

Da questo momento in poi iniziarono i lavori di costruzione che, il 9 agosto 1933, vennero dati in appalto alla Cooperativa Muratori Ex-Combattenti di Minerbio. I lavori si protrassero fino al 1934 e vennero dichiarati finiti il 25 aprile.

Con la caduta del fascismo, la Casa del Fascio divenne casa del Popolo e il Salone per le conferenze fu trasformato in Salone del Cinema-Teatro “Minerva”.

Il 4 aprile 1954 vennero approvati i lavori interessanti in modo speciale il cinema teatro, che vennero affidati alla cooperativa Muratori di Minerbio. Da allora l’edificio non ha più subito modifiche ed ha continuato ad essere utilizzato come cinema.

Fu quindi chiuso per la precarietà delle strutture e solo nel 1995 ebbero inizio i lavori di ristrutturazione su progetto degli architetti Francesco Giovannini e Marco Ventura.
Interno della sala conferenze Casa del Fascio